venerdì 21 gennaio 2022

E non c'era nemmeno il Web

 

Smart learning

 

(e non c'era nemmeno il web)
di Massimo Celani, feat. Fedele Paolo 

28 febbraio 2020
in https://turismoelegislazioneturistica.blogspot.com/


le prime copertine dei materiali didattici
con il logo di Bruno Lavergata






La più famosa è stata la Open Universiy, che si appoggiava alla BBC, poi - a cascata - vennero l'Universidad Nacional de Educación a Distancia, la Fernuniversität (Hagen) e il CUD (Consorzio per l'Università a Distanza) all'epoca in cui Antonio Ruberti era rettore  dell'Università di Roma "La Sapienza" e fino al 1992 ministro dell'università e della ricerca. Era un'epoca pre-telematica ma quell'approccio si cominciava a chiamare e-learning, continuing education, insomma complici la RAI e il consorzio Nettuno, si prese a sviluppare la multimedialità con finalità educative e formative. Non a caso il primo direttore del CUD fu Desmond Keegan, un australiano che per ovvi motivi di distanza se ne intendeva. Niente di strano che nel 2020 possa essere la scoperta di un virus a mettere il pepe su un approccio formativo sempre più integrato e multimediale, dal mix di occasioni di studio, formale, non formale e informale, a distanza e faccia a faccia, sempre più smart. 
Come scrive M. Sung: "As an alternative to e-learning, smart learning is intelligent and personalized learning to meet learners' diverse needs and learning styles. It can also improve communication, thinking and problem-solving skills by integrating a new type of e-learning technologies with smart devices". 





Incredibile ma vero: nel telefonino ci sono più cose di quanto ne sognino le nostre filosofie.
Maurizio Ferraris

lunedì 17 gennaio 2022

Nostalgia di Ezio Vanoni

 


26 luglio 1949

Ezio Vanoni osserva che “un certo declassamento della moralità fiscale, […] una legislazione spesso caotica e talvolta ispirata a finalità demagogiche irraggiungibili hanno aggravato notevolmente il fenomeno della evasione fiscale. Fenomeno che oggi si verifica su di una scala preoccupante e che compromette una equa distribuzione dei carichi tributari. In una simile situazione la pressione tributaria diviene vessatoria e veramente insopportabile per gli onesti e per le categorie dei contribuenti che non possono sfuggire all’esatta determinazione dell’imposta per motivi tecnici. […] La evasione […] assume i caratteri di uno strumento di concorrenza sleale, così da compromettere i normali rapporti economici e da spingere sulla strada della frode fiscale una schiera sempre più numerosa di contribuenti” 
(Relazione al disegno di legge presentato al Senato della Repubblica nella seduta del 26 luglio 1949)

chi ha creato il debito pubblico

§

“Organizzazione economica ed organizzazione politica raggiungono il proprio fine quando creano le condizioni perché l’uomo sia se stesso e possa attuare il proprio destino di perfezione in piena responsabilità e libertà. Le vie per la liberazione dell’individuo dalla miseria e dagli ostacoli materiali che lo inceppano sono di tempo in tempo diversi. Ma il fine di ogni azione nella società resta per noi immutabile: fare in modo che ogni uomo possa liberamente tendere a realizzare la pienezza di vita che risponde alla sua natura, e alla chiamata divina che lo sospinge” –

 

E. VANONI, La nostra via. Criteri politici dell’organizzazione economica, Roma, 1947, p.163.
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Nel secondo dopoguerra Ezio Vanoni (Morbegno 3 agosto 1903 – Roma 16 febbraio 1956) ha apportato un contributo fondamentale all’evoluzione del sistema tributario italiano sia attraverso la propria attività scientifica, sia con l’azione di governo. Senatore per la Democrazia Cristiana dal 1948, ricopre il ruolo di Ministro delle Finanze (1948-1954), Ministro del Tesoro ad interim (1951-1952) e Ministro del Bilancio (1954- 1956). Nel 1956 muore dopo aver pronunciato un discorso a Palazzo Madama. Durante la sua attività politica Ezio Vanoni avvia una riforma strutturale del sistema tributario finalizzata al miglioramento dei rapporti tra consociati e Stato e al risanamento dell’erario, depauperato non soltanto dalle vicende belliche ma anche – e forse soprattutto – dall’atavica propensione dei contribuenti a sottrarsi al pagamento dei tributi: in un discorso che conserva tuttora la sua attualità, Ezio Vanoni osserva che “un certo declassamento della moralità fiscale, […] una legislazione spesso caotica e talvolta ispirata a finalità demagogiche irraggiungibili hanno aggravato notevolmente il fenomeno della evasione fiscale. Fenomeno che oggi [1949 – N.d.A.] si verifica su di una scala preoccupante e che compromette una equa distribuzione dei carichi tributari. In una simile situazione la pressione tributaria diviene vessatoria e veramente insopportabile per gli onesti e per le categorie dei contribuenti che non possono sfuggire all’esatta determinazione dell’imposta per motivi tecnici. […] La evasione […] assume i caratteri di uno strumento di concorrenza sleale, così da compromettere i normali rapporti economici e da spingere sulla strada della frode fiscale una schiera sempre più numerosa di contribuenti” (Relazione al disegno di legge presentato al Senato della Repubblica nella seduta del 26 luglio 1949, in La perequazione tributaria, – Quaderni dell’Associazione fra le società italiane per azioni, Roma, 1956, I, 7). Ezio Vanoni è consapevole della necessità di perseguire i propri obiettivi in maniera graduale, mettendo in atto “una sistemazione transitoria […] senza compromettere eccessivamente il gettito delle imposte e senza mettere in pericolo il bilancio nel periodo di transizione” e agendo “con energia, ma con prudenza, frenando impazienze per quanto legittime” (Ibidem, 14 ss.). Ezio Vanoni avvia la sua paziente opera di riforma agendo su più fronti, non soltanto attraverso la correzione della disciplina legislativa (come avvenne, ad esempio, con l’approvazione della tariffa doganale nel 1950) ma anche risolvendo problemi pratici. L’intervento più significativo è rappresentato dalla generalizzazione della dichiarazione annuale e unica di tutti i redditi con la l. 11 gennaio 1951, n. 25, recante “Norme sulla perequazione tributaria e sul rilevamento fiscale straordinario”: con la reintroduzione (cfr. d.lgs. luogotenenziale 24 agosto 1945, n. 585) di questo adempimento periodico ha infatti inizio un progressivo cambiamento nel ruolo di entrambi i soggetti coinvolti nel rapporto tributario. Se dall’Unità d’Italia al Secondo Dopoguerra il contribuente è gravato soltanto dell’obbligo di pagare le somme calcolate dall’Amministrazione finanziaria, a partire dagli Anni Cinquanta egli è chiamato a liquidare il tributo dovuto predisponendo, allegando e conservando una dettagliata documentazione dei fatti fiscalmente rilevanti: la cosiddetta “Riforma Vanoni” ha assunto una portata quasi pedagogica (cfr. G. MARONGIU, L’imposta personale e progressiva nel pensiero e nell’opera di Ezio Vanoni, in Dir. prat. trib., 2000, I, 511 ss.) perché, abituando milioni di 5 contribuenti a interagire regolarmente con l’Amministrazione finanziaria, ha preparato il campo alla tassazione di massa avviata negli Anni Settanta. Per far fronte al controllo di una maggiore mole di adempimenti, è avviato un parallelo processo di riorganizzazione dell’Amministrazione finanziaria, realizzata mediante interventi mirati su sedi (cfr. la razionalizzazione della distribuzione territoriale degli uffici), mezzi (cfr. l’introduzione del meccanografico) e persone (cfr. i corsi di formazione per migliorare la preparazione dei funzionari). Nella visione vanoniana ciò che deve mutare non è soltanto la modalità mediante la quale è assolto l’onere tributario o l’organizzazione della Pubblica Amministrazione, ma anche – e soprattutto – la mentalità dei consociati: Ezio Vanoni vuole che l’Italia passi da un sistema fiscale in cui l’imposta è… “imposta” e si “paga bestemmiando lo Stato”, ad un nuovo assetto che consenta al contribuente di essere conscio della propria “dignità di partecipe della vita statale” e di “esercitare, pagando, una vera e propria funzione sovrana”: per usare le parole dello stesso giurista, il contribuente “è legato alla vita dello Stato impositore da una sostanziale identità di interessi: la stessa vita dello Stato e la partecipazione dei cittadini alla vita dello Stato, perché il tributo costituisce fattore di giustizia sociale e in questa identità trova la sua giustificazione in una funzione perequativa”. La rivoluzione copernicana si traduce nel passaggio dal dovere tributario – un impegno inderogabile di solidarietà economica, adempiuto dagli individui attraverso il trasferimento della ricchezza privata alle organizzazioni pubbliche – alla consapevolezza del diritto tributario, vale a dire del diritto che ha ciascun consociato a vedere garantito il proprio benessere attraverso l’erogazione di servizi alla comunità (sanità, istruzione, sicurezza, difesa ecc.) finanziati mediante un prelievo equo e attuato secondo procedure giuste. 

Leda Rita Corrado 
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(...) Nella storica tornata elettorale del 18 aprile del 1948, la DC, guidata da Alcide De Gasperi, alla Camera che al Senato, ottenne il 48,55 e il 48,14% dei voti, mentre il Fronte popolare ne otteneva solo 31% sia Camera che al Senato. Vanoni, Ministro delle Finanze nel nuovo governo guidato da De Gasperi e composto anche da socialdemocratici, liberali e repubblicani, si trovò a dover affrontare un quadro fiscale drammatico. L’inflazione nel 1947 era stata nel complesso del 60%, ma nell’aprile di quell’anno Lugi Einaudi, come governatore della Banca di Italia, aveva bloccato l’espansione monetaria, mediante una severa manovra di stretta del credito, attuata aumento delle riserve obbligatorie delle banche. Poi ne aveva mitigato gli effetti deflattivi consentendo agli esportatori di utilizzare la valuta da loro ricavata, per effettuare importazioni così da attuare una parziale, significativa liberalizzazione degli scambi. Il PIL del 1947 era aumentato in misura molto elevata a causa della manovra einaudiana di liberalizzazione degli scambi, ma ciò aveva generato uno squilibrio nella bilancia dei pagamenti con l’estero, in quanto il divario fra importazioni ed esportazioni era arrivato a sfiorare il 4% del PIL. L’Italia, in sostanza, aveva un eccesso di consumi e investimenti sul prodotto nazionale, generato dal disavanzo pubblico, che, a sua volta, generava un grave disavanzo con l’estero. In effetti, le entrate tributarie erariali del bilancio statale erano appena il 5,1% del PIL mentre le spese erano 14% del PIL Il deficit del bilancio statale era lo 8,8% del PIL. Nel 1948, il primo anno al Ministero delle Finanze, Vanoni, mediante la riorganizzazione degli uffici e un lavoro attento di miglioramento dei tributi esistenti e dei loro accertamenti, riuscì ad aumentare le entrate erariali di2,8 punti portandole dal 5,1 al 7,9% con un aumento percentuale del 55%! (...)

Francesco Forte, LA RIFORMA TRIBUTARIA DI VANONI. PERCHè ESSA E’ ATTUALE A 6O ANNI DALLA SUA MORTE, Prefazione al libro di Gianni Marongiu,  Ezio Vanoni Ministro delle finanze GIAPPICHELLI, TORINO, 2016, pagg. X-XXII 

sabato 25 dicembre 2021

Nostalgia di Giulio Alfredo Maccacaro, nostalgia di Giacomo Mancini

 Giulio A. Maccacaro

"E in Italia?"

Prefazione a Henning Sjoström e Robert Nilsson, Il talidomide e il potere dell'industria farmaceutica, Feltrinelli, 1973.


(...) Nell'autunno 1960, quando A. Sabin veniva all'Istituto Superiore di Sanità ed il Ministro della Sanità andava al Congresso di Pediatria, la produzione di vaccino antipoliomielitico era riservata a due industrie farmaceutiche: l'ISI (Istituto Sieroterapico Italiano)[xxii] di Napoli e l'ISM (Istituto Sieroterapico Milanese) di Milano.[xxiii] La terza industria italiana specializzata nel settore “sieri e vaccini” è la SCLAVO (Istituto Sieroterapico Vaccinogeno Toscano) di Siena che, a quel tempo, si preparava a sua volta a produrre vaccino antipolio, ma precisamente del tipo Sabin.

Invece l'ISI e l'ISM producevano già, e soltanto, vaccino del tipo Salk: per esso avevano attrezzato gli impianti, di esso venivano riempiendo i magazzini. La produzione italiana era duopolistica ed il mercato era praticamente monopolistico dacché un acquirente soverchiava largamente gli altri: proprio il Ministero della Sanità. È questo Ministero che, quando ebbe notizia che la SCLAVO aveva preparato del vaccino orale tipo Sabin, mandò un medico provinciale a sigillarne i flaconi per impedirne la distribuzione. Intanto continuavano la produzione e la vendita, l'ammortamento degli impianti, l'esaurimento delle scorte e l'accumulazione dei profitti dell'lSI e dell'lSM. E così che si arriva al 1964 quando un altro Ministro della Sanità [xv], convinto anche lui ma fortunatamente in un altro senso, che il suo dicastero “non può fare dei bambini italiani cavie da esperimento”, diede il via alla distribuzione del vaccino orale attenuato. Da allora la poliomielite è andata praticamente scomparendo: 20 casi in tutta Italia durante i primi nove mesi del 1971!

Si può, dunque, concludere che la grande maggioranza dei 9.509 casi di poliomielite verificatisi in Italia nel triennio 1961-1963 sarebbero potuti essere risparmiati – per capire cosa questo significhi bisogna fare lo sforzo di pensarli uno a uno, famiglia per famiglia, bambino per bambino, bara per bara, paralisi per paralisi – se un certo vaccino fosse stato tempestivamente sostituito da un altro. 

Ma il godimento di questo beneficio è stato posticipato subordinandolo a precisi calcoli di ammortamento...  alle esigenze di profitto dell'industria che fino allora aveva prodotto il vaccino Salk corrispose un totale asservimento degli organi statali e del loro massimo responsabile: il Ministro della Sanità.[xxiv] 

[xxiii] Sul mercato italiano erano anche presenti 7 vaccini antipolio tipo Salk prodotti da 5 ditte americane, una canadese ed una svizzera.

[xxiv] Collettivo dell’Istituto Superiore di Sanità, op. cit., p. 36.

[xv] Il Ministero della Sanità fu retto da: Camillo Giordana (democristiano) dal 16 febbraio 1959 al 20 febbraio 1962, Angelo Raffaele Jervolino (democristiano) dal 21 febbraio 1962 al 4 dicembre 1963, Giacomo Mancini (socialista) dal 5  dicembre 1963 al 21 luglio 1964.


Si veda anche: Pietro Mancini, ... Mi pare si chiamasse Mancini..., Luigi Pellegrini Editore, 2016

 


| Giulio Alfredo Maccacaro (Codogno 8 gennaio 1924 – Milano, 15 gennaio 1977) |

"La verità è che a Codogno, grazie a una straordinaria e anonima dottoressa con qualità cliniche di altissimo livello, l'Italia ha scoperto l'epidemia. Ha avuto il tempo per reagire e può tentare di limitarne le conseguenze".

Cosa è successo a Codogno?
(risponde Stefano Paglia, 49 anni,  primario dei pronto soccorso di Codogno e di Lodi)
"Il cosiddetto "paziente uno" all'inizio aveva i sintomi classici di un'influenza e per due volte ha negato relazioni sospette con la Cina. Non rispondeva alle terapie ed essendo giovane era stato invitato invano a rimanere in ospedale sotto osservazione. Si è ripresentato il 19 notte, la polmonite si era aggravata, nessun farmaco funzionava. Nel primo pomeriggio di giovedì 20, dopo il trasferimento dalla medicina alle terapie intensive, si è accesa la lampadina all'anestesista che ha salvato tutti dalla catastrofe". 

Quanto tempo è passato prima che scattassero le misure anti contagio? "La mia collega, forzando il protocollo, ha fatto fare il tampone. Prima ancora di avere conferme, personale e reparti sono stati messi in sicurezza".
§


Giulio Alfredo Maccacaro è stato medico, biologo e biometrista, cioè uno scienziato che si è occupato di metodi della statistica applicata alla medicina e alle ricerca delle cause soprattutto ambientali e lavorative delle malattie.
Nasce a Codogno l'8 gennaio 1924, nel 1942 si iscrive all'Università di Pavia e studente, partecipa alla Resistenza nelle forze partigiane dell'Oltrepò pavese, con la brigata Barni; nel 1945 entra al Collegio Ghislieri di Pavia.
Si laurea, nel 1948 a Pavia, in Medicina e Chirurgia e diviene ricercatore nella stessa Università.
Negli anni 1949-50 si trasferisce presso l'Università di Cambridge, nel 1951 ritorna in Italia come assistente presso l'Istituto di Igiene Università di Pavia e all'Istituto di Patologia generale Università degli studi di Milano.
Dal 1954 al 1963 è ricercatore presso l'istituto di Microbiologia, Facoltà di Medicina dell'università di Milano. Nel 1959 lavora come ricercatore presso il Department of Chemistry del Chelsea College of Science and Tecnology di Londra, come relatore del corso "Storage and transfer of information in bacteria" e l'anno successivo alla Microbial Genetics Research Unit del Medical Research Council di Londra.
Negli anni 1961-1962 è relatore del corso "Anatomy and function in microorganism" della Gordon Conference di Meridien, Stati Uniti e docente ricercatore presso l'Università degli studi di Modena; consegue libera docenza in Statistica Sanitaria e Microbiologia.
Nel 1964-65 a seguito di concorso è professore di Microbiologia presso la Facoltà di Scienze dell'Università degli studi di Sassari e nel 1966 è vincitore di un secondo concorso e viene chiamato a Milano alla Cattedra di Statistica Medica e Biometria della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Sotto la sua direzione - tra gli altri - si laurea lo psicanalista Elvio Fachinelli. In ultimo, è nominato direttore dell'istituto e del Centro Zambon per le applicazioni biomediche del calcolo elettronico, da lui voluti. I suoi interessi principali riguardarono:
    * La statistica sanitaria e le ricerche di statistica clinica. con contributi alla biometria, studio delle diagnosi automatiche, organizzazione e recupero dei dati clinici. Disegni ed analisi delle sperimentazioni con i farmaci; controlli di qualità dei dati clinici di laboratorio e programmazione degli screenigs multifasici di massa orientati alla medicina preventiva.
    * Biometria tassonomica
    * Biometria farmacologica
    * Biometria genetica
    * Microbiologia, nelle sue implicazioni sanitarie e preventive.

G.A.Maccacaro fu uno scienziato che visse in modo completo la sua professione di studioso e ricercatore e il suo impegno sociale. Fu sempre dalla parte dei lavoratori e degli studenti ai quali profuse tempo ed energie; visse in modo onesto la sua professione di docente, senza ottenerne facili privilegi. (Sapere 1976, 1977)
Diresse le collane:
    * Salute e società Etas/Kompass (1970)
    * Medicina e potere (13 volumi) Feltrinelli (1973)
Diresse la rivista:
    * Sapere (1974) (nuova serie, con Giovanni Cesareo)
Fondò la rivista:
    * Epidemiologia e prevenzione (1976) della quale fu anche direttore.
§
Discorso pronunciato il 2 febbraio 1975 presso la Fondazione Limberti, in Codogno, durante la cerimonia per la consegna del premio “Codognese benemerito”, Codogno 1977 (ed. f.c. a cura della Associazione Pro Loco Codogno); rist. in Per una medicina..., op. cit., pp. 483-491.



§

Giorgio Bert, Giulio Maccacaro e la scommessa sul cambiamento


Una grande figura del territorio lodigiano
l'appello di Viviana Stroher

§


Epidemiol Prev 2019; 43 (5-6), settembre-dicembre

§

Nostalgia di Mancini
Porti chiusi, politici ondivaghi e codardi, starlette leghiste, amministratori scunchiudenti,  movimenti narcifascisti, effimeri comitatoni di scienziatoni ... ad un certo momento irrompe un ministro socialista che si è rotto le palle di picciriddri muorti o sulle sedie a rotelle, manda affanculo i politici e i pediatri sul libro-paga delle farmaceutiche e con quelli i sostenitori di Jonas Salk e nel giro di pochi mesi orchestra “la più grande campagna sanitaria mai condotta in Italia”. Oltretutto il "metodo orale Sabin” - che utilizza virus attenuati - costava di meno e non aveva bisogno di essere inoculato. Si presenta come due gocce su uno zuccherino, è molto più efficace e i picciriddri sono contenti. Non fu cosa semplice. Quando i Ministri della Sanità, precursori di Giacomo, (non facciamo nomi: Camillo Giordana e Angelo Raffaele Jervolino) ebbero notizia che la SCLAVO stava preparando il vaccino orale tipo Sabin, mandarono un medico provinciale a sigillarne i flaconi per impedirne la distribuzione. Intanto continuavano la produzione e la vendita, l'ammortamento degli impianti, l'esaurimento delle scorte e l'accumulazione dei profitti dell'lSI e dell'lSM, il duopolio del Salk. Si osservi che queste notizie non le ho trovate su Dagospia ma su uno studio di Giulio Maccacaro, il massimo epidemiologo italiano (purtroppo deceduto nel 1977: ironia volle che fosse di Codogno). Forse ancora non c'era bisogno di mascherine (anche se per il contagio oro-fecale sarebbero state utilissime), ma si fece in modo che almeno i cucchiaini fossero sterili e che i vaccini fossero ben conservati. Morale della favola, non so quante migliaia di frigoriferi il ministro Mancini fece acquistare.  Pochi giorni fa Robert Gallo, fra gli scopritori, negli anni ’80, del virus dell’Aids e del primo test per diagnosticare l’Hiv, da Floris ha raccontato che «Con un mio collega virologo russo mi sto battendo per usare il vaccino della poliomielite - ha aggiunto - che si prende per via orale ed è sicuro (insomma si stava riferendo al Sabin) e che sospettiamo possa rallentare il coronavirus».  «Potrebbe abbassare la curva dell'epidemia finché non troveremo un vaccino specifico».  Chissà, le celle frigorifere di Mancini potrebbero essere ancora utili.

mercoledì 22 dicembre 2021

Distanziamento, amuchina, mascherina













Η Ξενητειά του Έρωτα
(L'amore emigrato)



Совместное выступление с схиархимандритом Серафимом (Бит-Хариби)

Partenza Amara
Coro A.N.A. di Milano
Album
I Canti Della Memoria


















venerdì 10 dicembre 2021

Con o senza


 

trait d'union

locuzione
  1. 1.
    Lineetta, trattino tipografico.
  2. 2.
    FIG.
    Quanto, persona o cosa, serve come elemento di connessione o collegamento fra più persone o cose; tramite.

detto senza riferimento alla cannabis


la calpestabilità dell'erba

perché le cose stanno in piedi

Un'asta lunga non si "rompe" quando si ingobba, ma si limita a piegarsi elasticamente in modo da schivare il carico. Se durante l'ingobbamento non si è superato il "limite elastico" del materiale, quando si rimuove il carico l'asta non farà altro che raddrizzarsi e riprendere la forma iniziale, senza che l'esperienza l'abbia minimamente turbata. Questa caratteristica può essere spesso un elemento positivo, poiché in questo modo è possibile progettare strutture "infrangibili". In termini più generali, è il modo in cui funzionano i tappeti e gli zerbini. Come è prevedibile, la natura usa questo principio in lungo e in largo, specialmente per piante basse come l'erba che vengono inevitabilmente calpestate. Ecco perché si può camminare su un prato senza danneggiarlo."

James Edward Gordon, Strutture, ovvero perché le cose stanno in piedi


Non luogo a procedere 

E' di Benjamin la distinzione tra l'ottica con cui una città è vista da uno straniero e da un nativo del luogo: mentre lo straniero ha una visione prevalentemente spaziale, il nativo ne ha una visione soprattutto temporale. Le mappe e ancor più le osservazioni ad esse connesse s'inscrivono in una topografia culturale, "presuppongono un viaggio della mente e un'idea di spazio che, di epoca in epoca, accrescono le possibilità spirituali non solo di chi guarda l'oggetto città, ma dell'oggetto guardato; non solo di chi pensa, ma dell'oggetto pensato" (Maria Corti).

Mi viene poi in soccorso Cesare Pavese, per il quale il paese, il pavese, non è un'entità topografica ma topologica: il luogo in quanto mitico. Il luogo è una funzione logica da segnare con la A maiuscola, quella dell'altro. "Tale il mio paese, tale io". Ogni paese è il paese che mi pare e il paese che mi appare è mobile, straniante, sempre diverso. Ripensandolo posso turbarlo, posso modificarlo. Allo stesso modo di come posso modificare il passato (è l'ipotesi freudiana). Le strade di casa sono sempre diverse: per questo non si danno radici. Il paese non è un luogo fondante, l'infanzia non è un tempo fondante, ma semplicemente il tempo e il luogo che sono stati più alterati, modificati, interpretati. Ecco perché si tratta di questioni così importanti per il soggetto.





La macchina-cinema ha fatto da apripista delineandone i passi necessari: soggetto, trattamento, sceneggiatura, storyboard. Ma vuoi mettere imparare facendo, assistito da un regista esperto, da un mastro artigiano?






Dovremo imparare a riconoscere che le cose stesse sono i luoghi e non solo appartengono a un luogo. Un enunciato heideggeriano che ricordo grazie alla intermediazione amichevole di Christian Norberg-Schulz.



Appunti in attesa di discorsi compiuti





Pensiamo a Giacinto come a una topologia, perennemente "sulla soglia", del supermarket come della chiesa, che presenziava e ti accompagnava, forte di qualche entratura nell'alto dei cieli (Sant'Antonio, dell'Orto e non Sant'Antonio Abate o di Padova) l'unico degno di nominazione e di gloria.
















giovedì 9 dicembre 2021

La vecchiaia è 'na carogna

 


 

figghiòla, 16 anni, 26 vaccinazioni già effettuate molte delle quali obbligate, qualcuna consigliata: ad es. le 2 pfeizer anticovid, che potrebbero essere molto presto obbligatorie (dipende dagli scenari epidemiologici e dalla situazione scolastica).









Per una puntuale analisi critica delle paranoie agambeniane Cfr.



Ara squagliata dà nive

Non so quale forma patologica di narcisimo conduce il prof. Agamben a 
negare l'esistenza della pandemia. Sul punto occorrerebbe chiedere a 
Gino Strada, Giulio A. Maccacaro, a Giacomo Mancini (ministro della 
sanità "antipolio" negli anni '60) e magari pure a Jean-Luc Nancy. 
Purtroppo sono morti e il sottoscritto non ha sufficente stoffa e levatura 
per mandare affanculo il grande professore del quale ho letto molti 
suoi libri. 
Da "Stanze" a "Idea della prosa" e a "Che cos'è un dispositivo", 
in un crescendo di pochezza e di miserabilia. 
Segno evidente che ara squagliata dà nive si vidàno i str****