sabato 5 giugno 2021

Una famosa incompiuta

 

Fu per problemi di salute che Franz Schubert (1797-1928) lasciò incompiuta la sua Sinfonia n. 8? Improbabile. Come è certo che non fu la morte precoce, verosimilmente a causa dei postumi della sifilide, a strapparlo dalla sua creatura, poiché vi mise mano nel 1822 e prima della scomparsa ebbe il tempo di scrivere la n. 9. Fu dunque per disamore? O perché quell’opera lo stava guidando in un territorio che i contemporanei avrebbero giudicato troppo avanti? Fu per timore di non essere compreso? O semplicemente per l’angoscia di non trovare altri due movimenti all’altezza di quel sublime e tormentato secondo, tanto potente da non aver mai scoraggiato i posteri (già nel 1865 fu eseguita da Johann Ritter von Herbeck a Vienna)?

I più rigorosi hanno accettato l’incompiuta per quello che è – bellezza colta nella sua fuggevolezza. I più arditi hanno cercato tra mille critiche e difficoltà di scriverne il seguito; von Herbeck utilizzò come finale l’ultimo movimento della Sinfonia n. 3; i due musicologi inglesi Gerald Abraham e Brian Newbould adattarono lo scherzo abbozzato dallo stesso Schubert per il terzo movimento e come quarto l’intermezzo in si minore tratto dalle musiche di scena per il dramma Rosamunda. Ma quel che si è ascoltato ieri sera nella prestigiosa Cadogan Hall di Londra, avrebbe terrorizzato Schubert al pari dello spettro di Bach: l’Intelligenza Artificiale di Huawei, leader mondiale della tecnologia, unita alla creatività umana, è riuscita per la prima volta in un’impresa senza precedenti, completare gli ultimi due movimenti della celeberrima Unfinished Symphony.

L’opera è stata eseguita 'interamente' dai 66 elementi della English Session Orchestra nel corso di una serata-evento per cinquecento ospiti tra giornalisti, fashion blogger e influencer con da cinquantamila follower in su. 197 anni fa sarebbe stata giudicata roba da marziani: l’inedita versione della Sinfonia Incompiuta firmata Huawei è stata creata grazie all’utilizzo di un modello di Intelligenza Artificiale che beneficia direttamente della potenza di elaborazione della doppia unità Npu di Huawei Mate 20 Pro. Analizzando il timbro, il tono e il metro del primo e del secondo movimento esistenti, l’AI è stata in grado di generare la melodia per i mancanti terzo e quarto movimento e creare, complice il compositore Lucas Cantor, una partitura orchestrale fedele allo stile e allo spirito dell’originale Sinfonia no. 8. Un’operazione che incuriosisce e si presta a una miriade di interpretazioni, a un tempo entusiasmanti e inquietanti.

"Abbiamo utilizzato il potere dell’AI per spingerci oltre i confini di ciò che è umanamente possibile e mostrare il ruolo positivo che la tecnologia ricopre nella cultura moderna. Se il nostro smartphone è così intelligente da fare questo, dove potrà spingersi ancora?", ha detto Walter Ji, Presidente Huawei Weu Cbg. Cantor, più avvezzo alle partiture che agli algoritmi, ha spiegato: "Il mio ruolo nel progetto è stato quello di estrarre il meglio dall’AI e affinarlo, per garantire che il risultato finale fosse impeccabile, pronto per essere suonato da un’orchestra sinfonica. Il risultato di questa innovativa collaborazione con l’Intelligenza Artificiale dimostra ancora una volta che la tecnologia offre incredibili possibilità". Lo sviluppo sinfonico è perfettamente coerente, anche se la tensione drammatica dell’opera nel terzo e quarto movimento sembra distrarsi in favore di atmosfere più in sintonia con la musica dei decenni successivi che con la cifra del compositore – per non parlare del finale chiaramente beethovenizzato; che qualcuno abbia sussurrato all’Intelligenza Artificiale che Schubert è stato il più audace pre-romantico tra i suoi contemporanei?

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(special guest Andrea Amici)



I più rigorosi hanno accettato l’incompiuta per quello che è – bellezza colta nella sua fuggevolezza. 
I più arditi hanno cercato tra mille critiche e difficoltà di scriverne il seguito;
 

In questa sinfonia confluiscono infatti tutti gli elementi di originalità tipici dello Schubert liederista, le caratteristiche di duttilità e cantabilità della melodia, la capacità pressoché inesauribile di far fluire il discorso musicale non solo attraverso la proliferazione delle idee melodiche, spesso sottilmente collegate tra loro non tanto dalla comunanza di materiali ma dall’unità emotiva che ne è alla base, ma anche dalla cornice, sempre variegata e sensibile, che racchiude questa continua invenzione melodica.

Queste caratteristiche, che si manifestano già in maniera del tutto originale nelle miniature dei lieder, in cui traggono vita dal rapporto osmotico con il testo poetico, divengono assolutamente geniali nella Sinfonia Incompiuta, perché riescono a vivere di vita propria all’interno di una costruzione musicale pura, nella quale idee di natura tipicamente liederistica si fondono con elementi – più adatti ad un trattamento di tipo sinfonico – di natura strettamente più motivica, che però condividono con le prime l’atmosfera espressiva e la sostanziale identità di ispirazione di fondo.

Anche nei tratti più sinfonicamente tradizionali della sezione di sviluppo del primo movimento, dove vengono apparentemente utilizzati i mezzi tipici di conduzione di uno sviluppo sonatistico, Schubert riesce comunque ad infondere una vita nuova nei mezzi tradizionali e a mantenere una consequenzialità delle idee musicali e degli episodi che si configura nettamente diversa da quella della tradizione sinfonica a lui precedente; il flusso musicale ha una coerenza, infatti, che non deriva dalla logicità dello sviluppo di materiali di base spesso costituiti da cellule minime, sia essa di stampo illuministico, come in Haydn, o caratterizzata da una irrefrenabile, vitale ed inevitabile invenzione come in Mozart, oppure derivata da una precisa forza etica, come in Beethoven; la sensazione di inevitabilità, e quindi di perfezione formale, originata nell’ascoltatore dall’Incompiuta, nella quale, si può dire, ogni idea musicale ha il suo giusto posto ed il suo esatto momento, è raggiunta da Schubert mediante una coerenza emotiva di fondo.

Ogni idea dell’Incompiuta affonda le sue radici non tanto in una necessità strutturale ma in un profondo abisso esistenziale in cui i fermenti della filosofia e della sensibilità romantica stanno poco a poco spostando il centro dell’attenzione del compositore dalla macrostruttura unitaria, che informa di sé ogni singolo particolare, al particolare, spesso frutto di un particolare stato emozionale che mano mano conduce ad una poetica sempre più frammentata.

Schubert si trova però in un momento di passaggio: istintivamente è vicino alle linea patetico-soggettiva di una parte della sensibilità romantica, quella dell’idealismo più irrazionale e vagamente misticheggiante (e non quella quindi hegeliana), ma è ancora permeato di una tradizione in cui l’organicità del tutto ha ancora un suo peso specifico ben definito, come d’altra parte dimostrano le altre sinfonie. Nell’Incompiuta, unica nelle sue sinfonie, Schubert riesce ad operare una perfetta sintesi tra le sue istanze e quelle del sinfonismo classico-sonatistico, realizzando una forma musicale poeticamente viva, in senso romantico, ma anche classicamente equilibrata.

La coesione musicale è ottenuta diversamente nel primo e nel secondo movimento. Il primo infatti, vibrante nelle sue due componenti tematiche – che si configurano come delle vere e proprie isole all’interno del movimento, soprattutto il secondo nella sua cantabilità liederistica –, trova il suo elemento coesivo nel tema introduttivo (miss. 1-8) che, perfettamente collegato emotivamente al vero e proprio primo gruppo tematico (miss. 9 e ss.),  è l’elemento portante dello sviluppo e di tutta la struttura in forma-sonata. Il secondo movimento, invece, pur ricalcando una classica forma da secondo movimento ABAB, trova il suo elemento coesivo in una continua espansione e contrazione di un medesimo flusso melodico, che sottintende una ispirazione romantica profonda, intimistica ma spesso vertiginosa, non priva di accensioni tragiche.

Non si può infine, nel tratteggiare a grandi linee gli elementi originali di questa sinfonia, tacere della importanza che riveste l’aspetto timbrico, che partecipa efficacemente della intrinseca vita di ogni momento musicale, tentando, all’interno di una strumentazione classica, un allargamento in senso espressivo delle potenzialità timbriche degli strumenti.

Pur nella sua incompletezza, questa sinfonia di Schubert compie un affascinante percorso spirituale, aprendo una nuova dimensione al sinfonismo, non più legato ad una logica che si dipana in linea retta, ma in una forma che comincia a rifrangersi in più direzioni, divenendo sempre più inafferrabile e meno certa. I temi, soprattutto nel primo movimento, divengono delle isole piuttosto che delle cellule germinatrici, mentre un elemento solo diventa spesso l’unico tramite con la logica di uno sviluppo sinfonico, sviluppo che, comunque, si frammenta in episodi che si giustappongono per necessità più drammatiche che di naturale evoluzione del materiale musicale.

La sinfonia, con il mirabile apporto dell’Incompiuta, non rimane più l’estrinsecazione di una logica costruttiva, di un kosmos, ma una sorta di mondo spirituale – e qui mi sembra plausibile un paragone con le istanze di interiorizzazione della realtà tipiche dell’idealismo irrazionale romantico tedesco – che può essere contemplato da vari punti di vista e che in sé ingloba tutta l’esperienza umana, senza un ordine prestabilito, ma nella compresenza delle più varie situazioni spirituali. Senza l’Incompiuta difficilmente si sarebbero aperte quelle strade che avrebbero portato così lontano la sinfonia dal modello classico viennese, come avvenne nell’esperienza compositiva di Bruckner o Mahler.

(Andrea Amici)

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